Shattered Chess - La strategia della guerra

Sotto le vesti di un monarca, la guerra assume un altro aspetto. Il freddo rigore degli scacchi elimina qualsiasi frizione sentimentale ed umana, costringendo...

Introduzione

First Phase initial setup
First Phase initial setup
Sotto le vesti di un monarca, la guerra assume un altro aspetto. Il freddo rigore degli scacchi elimina qualsiasi frizione sentimentale ed umana, costringendo un approccio calcolato e metodico. La scacchiera diventa il nostro campo di battaglia, ed imprigiona le truppe a movimenti controllati e limitati. La vittoria non è figlia del caso, ma il risultato calcolato del punteggio che genereremo: ogni pedina nemica che cattureremo sarà il carburante per aumentare combo e moltiplicatori. Shattered Chess è un gioco spietato dove regna solo il più forte.
In questo articolo analizzeremo una build che è riuscita a sopravvivere alle regole ineludibili del titolo.



Gameplay: la build del cavaliere​

Knights range of movement
Knights range of movement

Shattered Chess è un rogue-like tattico, che applica al normale gioco da tavolo degli scacchi, la tensione di risorse limitate e punteggi legati a rigide formule matematiche.
Per coloro che si approcciano per la prima volta al genere strategico, è consigliabile consultare il tutorial. Per quanto semplice, è importante conoscere profondamente le regole e l’interfaccia di gioco, ampliando le strategie perseguibili in battaglia.
La nostra run comincia sotto il vessillo del monarca onesto. Il teatro operativo si presenta come una semplice scacchiera, ma l’apparenza inganna: ogni pedina non segue le regole degli scacchi, ma risponde ad una logica di cooldown e sinergie. Il nostro esercito iniziale prevede una coppia di pedine per tipologia: pedone, cavallo, alfiere e torre, per un totale di 8 truppe schierate sul campo. Non abbiamo la pressione di un timer, ma un numero limitato di mosse: questo trasforma ogni partita in un rompicapo, dove ogni pezzo è una variabile, che rompe o innesca combo e moltiplicatori.
Fin dalla prima battaglia abbiamo deciso di forzare il meta-game, puntando tutto sui cavalli. Sebbene inferiori rispetto ai pedoni, per valore di combo e moltiplicatore, i cavalli compensano con una mobilità che annulla i rischi del posizionamento casuale e facilita il cooldown management. Ogni vittoria, sommata alle mosse non utilizzate, permette di accumulare importanti risorse monetarie, da spendere nel negozio. In questa prima fase è fondamentale puntare sulla definizione del nostro esercito: tramutare una truppa a nostro piacere ha un costo non indifferente di 20 monete, un investimento necessario per blindare la nostra formazione. Dopo diverse battaglie abbiamo ottenuto l’assetto militare definitivo: 6 cavalli, 1 alfiere, 1 torre.
L’apertura di ogni battaglia è una manovra di calibrazione. La prima cattura, infatti, resetta sempre il moltiplicatore di punteggio a una base di 10x1, rendendo irrilevante la potenza del pezzo impiegato. È qui che sacrifichiamo l'alfiere o la torre: li utilizziamo come inneschi per evitare di sprecare il cooldown dei nostri cavalli, preservando la nostra vera forza d'attacco per le fasi successive del combattimento. Entrano in gioco le sinergie tra: abilità passive/attive, valore delle pedine. è necessario spiegare nel dettaglio la differenza e la scelta delle abilità. Le abilità passive sono le più importanti, perché permettono di potenziare e raggiungere facilmente il punteggio target: definiscono combo e moltiplicatori, privilegiano specifiche pedine, aumentano le risorse contese. Per un massimo di 5 equipaggiabili, si suddividono per rarità: comune, non comune, raro, epico e leggendario. Le abilità attive invece supportano le azioni in battaglia, concedendo buff e cambiando disposizione e regole dello scontro. Anche in questo caso si suddividono per rarità, e puoi conservarne 6 nel tuo inventario.
Tuttavia, la vera superiorità tattica non risiede nell'inventario, ma nell'integrazione tra queste abilità e la nostra formazione di cavalli. Se le passive definiscono l'architettura della nostra vittoria, le attive sono il bisturi che utilizziamo per correggere l'imprevisto.
Tra le abilità passive, abbiamo dato priorità a “King Curse” e “Last Queen”, perché fungono da moltiplicatori dinamici sul tabellone. King Curse è essenziale: evoca un Re nemico che, una volta catturato, irradia una maledizione che garantisce un moltiplicatore 2x sia al punteggio combo che al moltiplicatore stesso. Last Queen segue la stessa logica di massimizzazione: quando catturata, moltiplica la lunghezza della combo corrente per due. In una build basata sui cavalli, queste pedine aggiuntive non sono semplici obiettivi, ma diventano le fondamenta su cui poggiano i nostri moltiplicatori, permettendoci di superare il punteggio target con una gestione chirurgica delle mosse.
La resource allocation delle nostre monete è stata investita per portare le abilità passive verso il massimo livello (5), ma non sempre la preparazione è stata sufficiente. Le boss-fight, che si palesano ogni cinque battaglie, rappresentano una rottura sistematica delle regole del gioco: in particolare, il nemico “Frozen Knights" ha rappresentato il picco di difficoltà, bloccando i nostri cavalli e rendendo la nostra strategia principale inutilizzabile. È stato in questo momento critico che le abilità attive hanno fatto la differenza. L’uso di “My Queen”, un effetto leggendario, è stato risolutivo: sacrificando quattro pezzi, abbiamo schierato una Regina che, per sua natura, ignora i cooldown e può muoversi consecutivamente su tutta la scacchiera. Con un valore combo di +100 e un moltiplicatore di +5 per ogni cattura, la Regina non è stata solo una pedina: è stata la variabile di rottura necessaria per piegare le regole del sistema e uscire indenni dallo stallo.
La nostra campagna si è conclusa vittoriosamente dopo l'abbattimento di 30 nemici. Questa vittoria non è solo il coronamento della nostra strategia, ma un punto di rottura: abbiamo sbloccato il vessillo del “Monarca Tiranno”. Indossare le sue vesti significa ora accedere a un nuovo potere — la capacità di epurare la scacchiera da due avversari — segnando la nostra definitiva ascesa nel mondo di Shattered Chess.


Decostruzione critica: il peso del caso ​

Shatterd Chess defeat
Shatterd Chess defeat

Durante le prime ore di gameplay, potreste notare che il core-loop abbia qualche mancanza a livello di bilanciamento. Alcune build sono più facili di altre da costruire e molto spesso avanzano solo per una fase della partita. Questa difficoltà è data dalla inesperienza iniziale e dal RNG (Random Number Generation), che in alcuni casi annulla completamente la strategia e l’immersione nel titolo. Si tratta di un limite strutturale del bilanciamento, più che di una scelta di design volta a rendere il gioco volutamente punitivo. Secondo la nostra visione sarebbe stato più efficace un algoritmo che calcola la build e le impostazioni del giocatore, per generare boss-fight, abilità e difficoltà calcolate.
Nonostante l’approfondita analisi della build, consigliamo di sviluppare un proprio approccio metodico al titolo. Oltre alle meccaniche che sono state descritte come menzione onorevole alla build, ci sono molte altre interazioni che permettono l’avanzamento del gioco.
Non sempre la procedural generation (generazione procedurale) della scacchiera favorisce il completamento delle missioni. Il giocatore deve essere in grado di adattare il proprio stile di gioco sia alle difficoltà regolamentate che a quelle impreviste.
Nel negozio, ad esempio, è possibile utilizzare i “reroll” gratuiti (fino ad un massimo di 5) per cambiare le abilità presenti, opzione ricaricabile dopo ogni boss-fight. Nella nostra partita, soprattutto nelle fasi finali, abbiamo pensato di usufruire di questa possibilità ogni penultima battaglia, permettendoci di accumulare monete e garantire un possibile acquisto sicuro.





Grafica: la decadenza a pennello​

The design of decay
The design of decay

Shattered Chess possiede un'identità visiva solenne e profondamente autoriale. Per certi versi, il suo linguaggio cromatico potrebbe trarre in inganno, richiamando l'estetica di titoli affini come Balatro, ma basta una singola partita per cogliere un’anima distinta: un design che non si limita a comunicare, ma narra attraverso il colore. L’interfaccia è una lama affilata, pulita, che ordina la complessità matematica in icone immediate; una scala cromatica ben definita — dal grigio comune al leggendario oro giallo — guida il nostro sguardo tra le possibilità tattiche.
Il rosso porpora è il battito cardiaco della palette, un richiamo costante alla decadenza e al sangue vivo che permea ogni texture pennellata. Non è solo grafica: è un’immersione. La scacchiera si trasforma in un teatro bellico medievale, un confine isolato dove, nelle vesti del monarca, il giocatore è chiamato a un solo compito: muovere le proprie truppe con precisione chirurgica fino all'inevitabile vittoria.




Verdetto​

Shattered Chess è la sintesi perfetta tra l'algoritmo matematico e il rigore strategico degli scacchi. Sebbene la direzione artistica tenti di guidare la mano del giocatore, la curva di apprendimento rimane una prova di resistenza, una sfida che non perdona l'imprecisione. Non è un titolo per chi cerca conforto, ma un banco di prova per chi è disposto a trasformare il fallimento in conoscenza. Consiglio questo titolo a chiunque possieda lo spirito adatto per perseverare: in Shattered Chess, sbagliare non è un limite, ma l'unico percorso possibile per affinare l'intelletto e meritare, infine, il vessillo del vincitore.
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Scritto da

@CallaghanPier

Contributor presso Vanitas Studios. Esplora le connessioni semantiche, il game design e le strutture narrative dei mondi digitali.

Tag della sessione: #Indie #Dark Fantasy #RogueLike #ChessVariant #PixelArt #StrategyGame #DeckBuilder #TurnBased #RogueLite